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La baraccopoli della morte

La baraccopoli della morte

La baraccopoli della morte e della mortificazione della vita, continua a mietere vittime; la tendopoli di San Ferdinando, in Calabria, torna ad essere motivo di scontro politico- sociale; a seguito del decesso di un giovane immigrato del Gambia di appena 18 anni dovuto ad un incendio divampatosi pochi giorni fa.

Infatti, nella zona industriale di San Ferdinando,sono più di duemila i migranti accampati tra tende, baracche e stabili abbandonati; in condizioni di vita e di lavoro disastrose. Un quadro disperante a distanza di sette anni dalla cosiddetta “rivolta di Rosarno”.

Ancora una vita spezzata in quel ghetto immondo; che per tante e tanti disgraziati, rappresenta una speranza di sopravvivenza. E’ stato convocato un tavolo tecnico dal Prefetto Nicola Di Bari; nel quale si è deciso  di trasferire nella nuova tendopoli già 30 immigrati che alloggiavano nelle baracche distrutte.

Dopo la tragedia, la cui responsabilità ricade interamente sul sistema di sfruttamento, gestione e repressione istituzionale; altra violenza contro gli abitanti delle campagne, viene ora propagata dalle ipocrite prese di posizione di ONG, associazioni, partiti, liste elettorali, sindacati, giornalisti.

Gli abitanti vengono descritti come schiavi; alla mercé di caporali senza scrupoli, sfruttati nei campi in cui lavorano a testa bassa; ormai adattati a vivere in tendopoli abbandonate, senza acqua e servizi igienici, tra rifiuti, fango e sporcizia.

Spicca al contrario, nei comunicati e nel racconto sui media, l’umanità dei membri di associazioni che aiutano e gestiscono gli immigrati; di sindacati che li difendono, organizzano, tendono a infonder loro “coscienza” del loro stato; di giornalisti coraggiosi che girano nei ghetti a raccontare e fotografare il “degrado umano” di questi luoghi.

È tutto un rattristarsi per le disumane condizioni di vita; un appellarsi ai politici di turno per porre fine a questo orrore, a salvare le povere vittime impotenti che vivono nei ghetti. Le soluzioni che nel tempo sono emerse, cavalcando simili morti e incendi, sono sempre e ancora le stesse.

Più controllo statale, nuove tendopoli di stato, sempre definite temporanee e provvisorie, si intende, sempre viste come un meno peggio, sempre più simili a prigioni, più polizia, nuove leggi anti-caporalato.

Dopo l’iniziale indignazione, ONG, associazioni, partiti, liste elettorali, sindacati, giornalisti, in nome di presunti piccoli miglioramenti e della “necessaria” sinergia con le istituzioni, avallano e cooperano nell’attuazione di queste politiche, fino alla prossima morte, fino alla prossima tragedia.

Gianluca Scopelliti