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La violenza continua…

A distanza di una settimana dalla festa della donna,  non si arrestano i casi di violenze disumane nei loro confronti:da Messina dove una ragazza è stata massacrata di botte dall’ex fidanzato in preda a un raptus di ingiusticata rabbia, sino all’ennesimo e increscioso episodio verificatosi a Reggio Calabria; dove un uomo,pregiudicato ed evaso dagli arresti dociliari, ha cosparso di benzina il corpo della ex moglie, di fronte alla scuola del figlio, per poi darle fuoco. L’amore comporta non lividi ,non sporcature dell’anima, bensi bridivi sani come già detto mesi addietro in una delle nostre edizioni, nella quale lamentavamo già il fatto che le cose pare non stiano migliorando in Italia, anzi, aumentano leggermente le condanne, ma la violenza sulle donne è stabile e costante nella società. Ma la donna in molti contesti non viene messa al pari dell’uomo; come nel caso politico del momento: basti pensare all’ennesimo rinvio in seguito alla proposta di legge sulla doppia preferenza di genere, al Consiglio regionale della Calabria. Quella che poteva e doveva essere una norma di civiltà, rivolta non solo alle donne, ma a tutti, è al contempo una forma di riscatto e di scatto di orgoglio per tutto l’universo femminile. La violenza sulle donne, prima di sciogliere le fattezze dei volti con le fiamme del fuoco, prima di massacrare di botte, di soffocare, di strangolare, di bastonare, di lapidare, di strappare capelli dal cuoio capelluto, di spezzare ossa, di asfissiare con mani al collo, prima di barbaramente uccidere, cola vischiosamente nelle fibre del tessuto sociale attraverso i sentimenti dell’omertà, si sedimenta nelle convinzioni intime di una società; attraverso l’accettazione passiva di un male che lasciamo credere non ci riguardi per acquiescenza di una nostra falsa impotenza. Ricordiamolo: la violenza sulle donne è una tra le più gravi violazioni dei diritti umani con conseguenze devastanti sul piano fisico, emotivo, economico e sociale per donne, bambini e interi nuclei familiari. Si smetta una volta per tutte di declassare la violenza di genere a mere liti private di coppia, attorno al tavolo del tinello domestico, furie bestiali di uomini, origliate dalle mura degli appartamenti vicini cui non farsi carico per un fantomatico diritto alla riservatezza degli altri: chi ciò pensa si rende responsabile diinescusabile complicità. perché chi ti picchia non ti ama.

Gianluca Scopelliti